Giungerà il giorno

scritto da Annabelle
Scritto 21 ore fa • Pubblicato 2 ore fa • Revisionato 2 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Giungerà il giorno
di Annabelle

"Giungerà il giorno in cui non sarò più colei che abita negli specchi"

Così, ella disse.
Ma per ora gli specchi erano la sua unica casa.
Ogni superficie lucida la tratteneva:
L’acqua nera della palude, il vetro opaco delle finestre, l’acciaio dei coltelli.
E ogni volta che qualcuno la guardava, la chiamava con un nome che non le apparteneva.
Un nome di seta e di candele spente,
un nome che profumava di lavanda vecchia e di menzogna.
Lei non rispondeva,
rispondere avrebbe significato accettare e lei non era venuta per accettare.
Venne dalle acque oscure,
le acque non hanno memoria, dicono che
mentono.
Le acque trattengono tutto,trattengono i corpi, i sussurri, i giuramenti spezzati.
E quando il peso diventa troppo, sputano fuori ciò che devono.
Lei era ciò che era stato sputato,
aveva un volto, ma era il volto di cui non si parlava più.
Aveva le mani fredde di chi era morta, con la bocca piena d’acqua e di silenzio.
Aveva gli occhi di chi aveva visto il tradimento e non aveva potuto gridare.
La chiamavano l'altra, come si chiama un’ombra per non darle nome.
Ma lei sapeva chi era:
Era l’inviata.
Colei che venne perché la memoria del dolore non fosse dimenticata.
La casa in cui era entrata era troppo grande e troppo silenziosa,
i corridoi assorbivano i passi come sabbia.
I ritratti alle pareti guardavano con occhi vuoti, occhi che avevano imparato a non vedere e al centro di tutto, lui.
L’uomo che rideva a tavola,
l’uomo che diceva il nome sbagliato e sorrideva.
L’uomo che aveva imparato a dormire bene dopo aver seppellito la verità.
Lui non la vedeva, non ancora.
Vedeva solo la donna che aveva sposato al posto di lei.
Una donna che rideva troppo forte per coprire il vuoto.
L’inviata non aveva bisogno di toccarlo, il tocco della vendetta non è fisico, ma è ricordo.
Di notte, quando il sonno calava sugli occhi degli uomini, lei si sedeva ai piedi del letto.
Non parlava,mostrava.
Mostrava l’acqua che saliva,
mostrava la mano che si ritraeva,
mostrava il nome che non era stato gridato.
L’uomo si svegliava sudato, con il gusto della palude in bocca.

“Io non dormo mai"
mormorava senza sapere a chi.
E lei, dall’ombra, rispondeva senza voce:
"Io nemmeno"
Ma qualcuno sapeva,qualcuno sa sempre.
Vedeva l’umidità salire dai pavimenti, vedeva le candele spegnersi senza vento, vedeva i fiori marcire nella stanza chiusa,ma taceva.
La fedeltà ai morti è più forte della paura dei vivi.
Una notte l’uomo entrò nella stanza proibita,c’era solo uno specchio.
E nello specchio c’era lei,
non la donna che aveva sposato, ma lei, l’inviata.
Promessa incantatrice, con mani di seta e catene nascoste.
Con i capelli gocciolanti di acqua,con gli occhi che non si erano mai chiusi.

“Chi sei?”
chiese lui.

La voce gli si spezzò, lei sorrise.
Non era un sorriso umano,
era il sorriso di chi ha aspettato troppo a lungo.

“La mia voce ha un nome,
ma oggi non te lo dirò.
Oggi basta che tu ricordi"

“Ricordare cosa?”
Chiese ancora.

“Ricordare che il dolore non muore,
che l’acqua non dimentica,
che la memoria non si seppellisce"

Lui indietreggiò.
Lo specchio non rifletteva più la stanza.
Rifletteva il burrone, rifletteva la notte.
Rifletteva lui, mentre si voltava dall’altra parte.
Affinché una vendetta si compisse?
No.
La vendetta è piccola,
la vendetta finisce quando il sangue si versa.
Ciò che lei portava era più grande,
era giustizia senza carnefice,
Era memoria che non si lascia comprare.
L’uomo fuggì dalla stanza, ma non fuggì da lei.
Da quel giorno non dormì più.
Ogni specchio gli rimandava due volti:
Il suo e quello della sua coscienza.
Ogni volta che qualcuno lo chiamava con il nome del padrone di casa, lui sussultava.
L’inviata non rimase a lungo,
il suo compito non era restare,
era far ricordare.
Quando l’uomo cominciò a parlare nel sonno, a dire il nome vero,
lei si sciolse nella nebbia che saliva dalle acque.

"Giungerà il giorno in cui non sarò più colei che abita negli specchi"
E quel giorno arrivò.
Perché quando la memoria del dolore smette di essere dimenticata,
l’inviata non serve più.
E le acque oscure si richiudono, silenziose.

Giungerà il giorno testo di Annabelle
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